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Aprile 9, 2019

Pizzo, la città del gelato al Tartufo

Secondo una tradizione Pizzo Calabro nasce sulle rovive di Napitia, colonia questa fondata da alcuni Focesi scampati all’eccidio di Troia. Sotto attacco dei Saraceni fu distrutta nel IV secolo dopo Cristo e successivamente ricostruita ad opera dei superstiti nel X secolo dopo Cristo. Lo sviluppo vero e proprio iniziò nel 1363 grazie ad alcuni monaci brasiliani, che vi edificarono un monastero mentre, dei raccoglitori di corallo di Amalfi costruirono la Chiesa delle Grazie oggi Chiesa del Carmelo. Da qui in avanti cominciò lo sviluppo commerciale della cittadina, tra queste attivita artigiane la lavorazione della ceramica e un cantiere navale per la costruzione di barche e barconi adottando antiche tecniche. Bisogna segnalare che Pizzo è un florido centro marinaro grazie al quale si è sviluppata l’attività industriale per la lavorazione e conservazione del tonno attività ancora oggi fiorente. Al giorno d’oggi altre attività industriali si sono aggiunte, quella legata alla produzione del gelato dove nasce il famosissimo “Tartufo di Pizzo” prodotto rinomato e commercializzato in tutto il comprensorio e quella legata al Turismo che fa di Pizzo, insieme a Tropea e Capo Vaticano, meta ambita della Costa degli Dei. Pizzo va segnalata, inoltre, per il Castello Murat e la Chiesa di Piedigrotta.

Il Castello Murat

castello Murat

Il Castello di Pizzo fu costruito da Ferdinando d’Aragona nel XV secolo, presenta due torrioni cilindrici angolari, la torre più grande è detta Torre Mastra di origine angioina risalente al 1380 circa. Il Castello presenta una forma quadrangolare con casematte e pianterreni, a picco sulla rupe difronte al mare e circondato dalle altre parti da un fossato con la porta e il ponte elevatoio posizionati al centro delle due torri. Il Castello era una fortezza ed era dotato di camminamenti che portavano fuori città, lo scopo della sua costruzione era quello di difendere la costa dai Barbareschi. Pizzo, e con se il Castello, passò dalla casa d’Aragona a quella dei Sanseverino successivamente confiscata per delitto di fellomia nel 1504 e fu data a Don Diego de Mendoza, per il diritto ereditario di successione i beni passarono alla Casa dei Silva, alla quale apparteneva il Duca dell’Infantado, che li conservò fino al 1806, quando, per Decreto del Re Giuseppe Napoleone fu abolita la feudalità in tutte le sue forme. Da qui il Castello fu oggetto di questioni legati al diritto di proprietà fra il Comune ed il Genio Militare ma fu occupato dal Governo che ne fece una caserma e una prigione. 

Successivamente, con Decreto del 3 giugno 1892, il Governo Italiano cedette al comune di Pizzo il Castello conservando la parte che fu dichiarata “Monumento Nazionale”. Il Castello subì dei danneggiamenti nel tempo, uno ad opera del terremoto del 1783 che ne distrusse le camere superiori riedificate nel 1790 dall’Amministrazione Ducale. Oggi alcune parti della struttura sono andate perdute ma, per il resto il Castello si conserva nell’aspetto originario. Nel 1815 vi sbarcò, alla marina di Pizzo, Gioacchino Murat Re di Napoli e cognato di Napoleone Bonaparte che in un tentativo estremo di riconquistare il regno di Napoli cercò di far sollevare la popolazione contro Ferdinando IV di Borbone. Ma il tentativo non riuscì, Murat e il suo gruppo di uomini vennero catturati e rinchiusi nel Castello, dove il Re a seguito di un processo venne condannato a morte per fucilazione dalla Commissione Militare disposta dal Governo Borbonico.

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