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Guida Turistica di Capo Vaticano

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Indice articolo
Guida Turistica di Capo Vaticano
1. Notizie storiche su Capo Vaticano
2. Il territorio di Capo Vaticano
3. La Fiumara Vaticana o della Ruffa
4. Manifestazioni culturali, usi, costumi e folklore
5. Pesca, mare e clima
6 Gastronomia e Sagra della Cipolla
Itinerari storico-ambientali nella provincia


2. IL TERRITORIO DI CAPO VATICANO
I borghi:
Gli antichi borghi pure se hanno poco di monumentale sono incredibilmente ricchi di storia, di leggende, tradizioni e folklore: Ciaramiti, il più piccolo, è forse il più suggestivo. Santa Domenica, in un'ampia cornice di agrumi, chiamato così dal nome della santa, martirizzata al tempo di Diocleziano, nativa di questo luogo. Nel 1977, in contrada Bagneria di S. Domenica, venne scoperta con necropoli del sec. XVI a.C. tombe a "grotticelle", in cui sono stati rinvenuti avanzi di corredi che accompagnavano le deposizioni funebri. E' stato possibile ricostruire la forma consistente in una cella rotondeggiante a cupoletta a cui si accede attraverso uno stretto cunicolo che si apre ai piedi di un pozzetto verticale. Lungo la parete si aprivano delle nicchie nelle quali i defunti venivano collocati in posizione fetale. I reperti si trovano nel museo archeologico di Reggio Calabria. A qualche centinaio di metri di distanza, in località Conte, si trova una necropoli d'epoca bizantina, con tombe scavate nella roccia calcarea. All'interno troviamo S. Nicolò, Brivadi, Orsigliadi con la sua piazzetta quadrata e la strada in salita lastricata in pietra viva, tutto ciò che rimane della bellezza dell'antico borgo. Nella parte più alta, in una pianura, è situato Ricadi, che ha dato il nome a tutto il Comune, Lampazzone e Barbalaconi, con un filare di modeste abitazioni fatte di "breste" (blocchi di fango e pula), che parlano il linguaggio dell'antica povertà e semplicità. In tutti questi borghi, costituiti per lo più da un giro di case attorno al campanile, è possibile, ancora oggi, ammirare portali di antiche case padronali, scale esterne con balconi e loggiato in ferro battuto. L'origine di questi borghi è intorno al sec. X in epoca bizantina, e i nomi che essi portano sono, come ha spiegato G. Rholfs, dei patronimici, tipici della lingua greco-bizantina. La loro formazione si sviluppa nell'arco di molti secoli che vedono inizialmente una popolazione sparsa e più tardi, in epoca romana, concentrata nel sistema delle "villae", e finalmente, in epoca bizantina raccolta nei "choria" che sono i borghi attuali; questo sistema abitativo è rimasto pressocchè immutato. (A Barbalaconi negli anni ‘30, è stato scoperto un “tesoretto” di monete dei Bretti, gli antichi abitatori della Calabria. Il monetiere si trova esposto nel museo archeologico di Reggio Calabria)
Coste e spiagge:
La costa di Capo Vaticano inizia con la Baia di Riaci e finisce con quella di S. Maria. Più dappresso, ha inizio la mitica spiaggia di Torre Ruffa ricca di storia e di leggenda. Sotto la punta estrema del promontorio si alternano spiaggette la maggiore delle quali è la Praia del Fuoco, separata da faraglioni giganteschi, che emergono dalle acque e si protendono verso l'alto fin quasi ad arrivare alla sommità del Capo. Talune di queste rade e spiagge sono raggiungibili soltanto dal mare che in questo tratto è di una limpidezza cristallina. La sabbia è bianca e finissima, il mare limpido e trasparente, tutto intorno è una danza di colori raggianti come animati dal sole e dalle brezze fra palme nane e cactus, il mirto, la ginestra, gerani, papaveri selvatici. (Tutte le spiagge e tutte le marine hanno fatto sempre riferimento alla punta del Promontorio Vaticano, non solo geograficamente, ma per quello che esso ha sempre rappresentato,: un luogo inaccessibile, sacro. Fu inaccessibile per lunghissimi secoli, aspro, selvaggio orrido, abitato solo dalle taccole che popolano le rocce e dalle volpi; e insieme sacro, come tutto ciò che ha dell’arido e dell’inaccessibile)
Uno dei luoghi più belli della terra:
Il tratto di costa che culmina in Capo Vaticano è pieno di storia e di bellezza. Si potrebbe chiamarlo Costabella, con un pizzico di rimpianto e nostalgia" così scriveva lo scrittore Giuseppe Berto. Il fascino selvaggio di questi luoghi estasiò lo scrittore, che quì decise di vivere; così egli descrisse Capo Vaticano: "Appena la vidi seppi che quella terra, dalla quale si scorgevano magiche isole, era la mia seconda terra, e quì sono venuto a vivere. Sto su un promontorio alto sul mare, è un panorama stupendo. E quando il giorno, dalla punta del mio promontorio, guardo gli scogli e le spiaggette, cento metri sotto, il mare limpidissimo che si fa sempre più profondo, so di trovarmi in uno dei luoghi più belli della terra. (Giuseppe Berto nacque il 27 dicembre 1914 a Mogliano Veneto (Treviso). Scrisse “Il cielo è rosso” col quale acquistò notorietà e vinse il premio letterario di Firenze. Nel 1956 giunse a Capo Vaticano dove volle costruire la sua casa e divenne anche cittadino del comune di Ricadi (1957). Qui scrisse “ll male oscuro” (1964) vincendo il Premio Viareggio e il Premio Campiello “La gloria”, l’ultimo suo romanzo fu pubblicato poco prima della sua morte avvenuta a Roma il 1° novembre 1978. Ora è seppellito nel cimitero di San Nicolò di Ricadi)
La Leggenda di Donna Canfora:
Dalla bellissima spiaggia di Torre Ruffa ha origine il racconto popolare di Donna Canfora, nobile e ricca, molto bella, che fu catturata dai Saraceni. Quando si trovò sulla nave dei Musulmani, dopo aver dato un saluto alla sua costa, alla terra natale e agli amici che agitavano le braccia sulla spiaggia in un gesto disperato, si gettò risolutamente in mare gridando: "Le donne di questa terra preferiscono la morte al disonore". Donna Canfora scomparve tra le onde, ma da allora le acque del mare diventarono in quel punto di un azzurro cangiante con le sfumature del colore del velo che la donna di Ricadi portava. Quando l'eco, che si genera dall'infrangersi dell'onda sulla battigia, si propaga nelle adiacenti campagne, i contadini raccontano ai loro figli la leggenda di Donna Canfora e dicono che quel fragore non è altro che l'accorato lamento con cui la bella donna rapita saluta ogni notte la sua casa e la sua terra natale. (La punta di Capo Vaticano (3,6 ha) rappresenta il primo punto di approdo sicuro per gli uccelli migratori che nel mese di Maggio attraversano il pericoloso stretto di Messina. Sono state contate 40 specie di nidificanti e di passo. È stato rilevato che Capo Vaticano rappresenta un luogo privilegiato per lo studio del passero solitario, perché i roccioni a picco sul mare e la macchia mediterranea circostante costituiscono un habitat ideale per la sua nidificazione)
La leggenda di Manto:
Proprio qui è nata la leggenda della profetessa Manto dalla quale prese il nome lo scoglio Mantineo. A lei i naviganti si rivolgevano prima di affrontare il mare. Dalla profetessa manto deriva il nome del promontorio Vaticano, “luogo del vaticinio”, infatti “Mantevo” in gerco significa predire e in latino “vaticinare”.
Ultimo aggiornamento ( giovedì 19 aprile 2007 )
 
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