|
Programma Isole Eolie
Partenza da:
Capo Vaticano ore 07.30. Arrivo a Vulcano ore 10.15, sosta utile per un Bagno in mare e nei fanghi sulfurei - Partenza da Vulcano ore 11.45 arrivo a Lipari ore 12.00 - Sosta per visita al Museo Eoliano e Shopping - Partenza da Lipari ore 124.30 arrivo a Stromboli 16.00 - Circumnavigazione dell'Isola per vedere la famosa "SCIARA DI FUOCO" - Sosta a terra per fare il bagno o visitare il paese - Partenza da Stromboli ore 17.30 e rientro previsto per le ore 19.30 circa a Capo Vaticano. Listino PREZZI : ADULTI € 45,00 - BAMBINI 3/12 anni € 25,00 - Tiket d'ingresso a Lipari € 1,,00.
Programma Stromboli by Night
Partenza da:
Capo Vaticano ore 15.30. Arrivo in prossimità di Stromboli alle ore 17.00, circumnavigazione dell'isola e sbarco al porticciolo di San Vincenzo alle ore 17.30. I passeggieri saranno liberi di visitare il paesino, cenare e fare shopping. Partenza per l'isola prevista per le ore 20.15, ultimate le operazioni di imbarco, si ritornerà in prossimità della "SCIARA DI FUOCO" dove si farà una sosta per ammirare l'eruzione del vulcano. Arrivo previsto a Capo Vaticano verso le ore 23.00 - Listino PREZZI : ADULTI € 45,00 - BAMBINI 3/12 anni € 25,00 - Tiket d'ingresso a Lipari € 1,,00.
Le Isole Eolie, sono anche dette Isole Lipari, sono un arcipelago di origine vulcanica, situato nel Mar Tirreno, in Provincia di messina, a Nord della costa sicula. Comprendono ben due vulcani attivi, Stromboli e Vulcano, oltre a vari fenomeni di vilcanismo secondario.
L'arcipelago è composto dalle seguenti isole:
L'Isola di Alicudi è un'isola di 5,2 km² facente parte delle Isole Eolie. Amministrativamente fa parte del comune di Lipari (ME), coord.geogr. 38°32'N 14°24'E). Gli abitanti dell'isola vengono chiamati Arcudari. Anticamente era nota come Ericusa (ricca di erica). L'isola di Alicudi è la più occidentale dell'arcipelago eoliano ed è situata a circa 34 miglia marine a ovest di Lipari. È dominata dal monte Filo dell'Arpa, un vulcano spento, quasi perfettamente circolare, di 5 km², con coste scoscese e ripide che costituisce la parte emersa, dai 1.500 mt. di profondità del fondo del mare, fino ai 675 mt s.l.m del punto culminante dell'isola. È abitata solo sul versante orientale, quello digradante in modo meno aspro verso il mare. L'unico centro abitato dell'isola è chiamato anch'esso Alicudi e conta circa 100 abitanti. L'isola delle eriche nel dopoguerra era abitata da oltre 600 persone, in gran parte emigrate in Australia, nel corso dei successivi decenni. Ancora oggi si possono notare i terrazzamenti, ad opera dell'uomo, che spezzano i versanti del vulcano ed hanno permesso agli abitanti di vivere dell'attività agricola. Di natura vulcanica, la terra risulta essere particolarmente fertile e coltivabile. Inoltre, gli abitanti non svilupparono storicamente l'attività della pesca poiché la presenza di pirati e predoni dei mari in quelle zone non rendeva tale attività conveniente rispetto all'agricoltura. Il mare è accessibile solamente tramite scogli o spiaggette di sassi.
L'isola di Filicudi è la seconda isola più occidentale dell'arcipelago (dopo Alicudi) ed è situata a circa 24 miglia marine a ovest di Lipari. È dominata dal monte Fossa Felci, un vulcano spento alto 774 m. La popolazione, circa 250 abitanti (che diventano 3000 nella stagione estiva), è distribuita tra i centri di Filicudi Porto, Valdichiesa e Pecorini a Mare, collegati tra loro dall'unica strada asfaltata dell'isola e da una fitta trama di mulattiere. Gli abitanti si chiamano filicudari.
L'isola di Lipari è l'isola più grande dell'arcipelago eoliano. Dà il nome al comune nel quale si collocano tutte le isole Eolie eccetto l'isola di Salina, il cui territorio comprende i tre comuni di Santa Marina Salina, Malfa e Leni. La morfologia dell'isola, vulcanica, presenta sia distese bianche di pomice, sia scure colate di ossidiana come quella delle Rocce Rosse, tra i borghi di Canneto e Acquacalda. L'isola presenta tracce di insediamenti umani sin dal neolitico (3500 - 2000 a.C.) attratte dalla ricchezza di ossidiana, materia principe dell'utensileria da taglio della preistoria; lo schema di tale insediamento rispecchia quello della cultura di Stentinello. La presenza di acqua favorisce lo sviluppo degli insediamenti e la nascita di attività produttive ceramiche. Tracce evidenti di commercio si rilevano già a partire dal XVI secolo a.C. Il nome Lipari, secondo Diodoro Siculo, deriva da Liparo, il re degli Ausoni che intorno al 1400 a.C. invasero l'isola, e vi costruirono una città chiamata Lipara. Questi vi rimasero fino al 1270 a.C. e il periodo rappresenta uno dei più floridi dal punto di vista commerciale data la posizione strategica sulle rotte di navigazione tra ovest ed est del Mar mediterraneo. Originarialmente il nome era Meligunis, nome che deriverebbe dal greco "melos" che significa dolce. Il Museo Archeologico Eoliano, sull'acropoli in via del Castello, è uno dei più interessanti in assoluto e con i suoi reperti è la testimonianza di oltre 5000 anni di civiltà dell'isola e dell'arcipelago. È uno dei più importanti del Mediterraneo e presenta in ordine cronologico esposizioni di corredi funerari, vasi, cippi, steli tombali e sarcofagi in pietra che testimoniano dell'evoluzione del culto dei defunti. Inoltre ceramiche di tipi e fogge varie, maschere teatrali e statue fittili. Il centro storico di Lipari è dominato dal Castello posto su un promontorio; la sua costruzione risale a tempi remoti, con una torre facente parte delle fortificazioni greche del IV-III secolo a. C., con torri medioevali del secolo XIII° e cortine murarie di epoca spagnola. All'interno della cinta resti archeologici e la Cattedrale normanna del 1084 rimaneggiata in varie epoche, fino al 1861 con la facciata in stile baroccheggiante. A fianco i resti dell'Abbazia normanna.
L'Isola di Panarea [pa-na-rè-a] è la più piccola (3,4 km²) e la meno elevata delle Isole Eolie (421 metri nella sua maggiore elevazione, il Timpone del Corvo) e con gli isolotti di Basiluzzo, Spinazzola, Lisca Bianca, Dattilo, Bottaro, Lisca Nera e gli scogli dei Panarelli e delle Formiche, forma un piccolo arcipelago fra Lipari e Stromboli posto su un unico basamento sottomarino. L'approdo più importante e scalo commerciale e turistico è nella località San Pietro, la principale contrada dove si concentra l'odierno abitato. Le altre contrade sono Ditella (o Iditella) a nord-est e Drautto, a sud-ovest. Dal punto di vista geologico Panarea è la più antica isola delle Eolie, con gli isolotti circostanti quel che resta di fenomeni eruttivi di un unico bacino vulcanico, oramai quasi del tutto sommerso ed eroso dal mare e dal vento. Divisa nel senso della lunghezza da un'elevata dorsale, rimane soltanto la parte orientale e meridionale dell'isola originaria, con coste relativamente limitate in altezza, caratterizzate da piccole spiagge e vaste zone pianeggianti, anticamente coltivate a vigne ed oliveti e di cui ancora oggi si notano i terrazzamenti che erano adibiti alle colture, oramai abbandonate. Il lato occidentale e settentrionale è caratterizzato da alte coste inaccessibili e molto frastagliate, un continuo succedersi di terrazzamenti, crepacci e suggestive formazioni di lava solidificata. Il condotto principale dell'originario complesso vulcanico è situato all'incirca nel tratto di mare compreso tra lo scoglio La Nave e lo scoglio Cacatu. Sempre dal mare, sulla costa occidentale (Cala Bianca), sono invece visibili i resti di un camino vulcanico secondario dalla forma di grosso imbuto. Sul lato nord-est dell'isola, sulla spiaggia della Calcara è tuttora possibile scorgere fumarole di vapori che si levano dalle fessure fra le rocce (dai suggestivi colori sulfurei), ultime tracce di attività vulcanica con temperature fino ai 100°C. In alcuni punti fra i ciottoli in riva al mare, per effetto di queste sorgenti di calore, l'acqua ribolle fino ad essere ustionante. Altri fenomeni eruttivi subacquei (recentemente alla ribalta della cronaca per un'improvvisa aumentata attività) sono evidenti nel ribollire delle acque fra l'isolotto di Bottaro e Lisca Bianca. Non sono invece più identificabili le sorgenti termali segnalate sulla carta poco a nord della punta Peppe Maria "cementificate" (vedi oltre) dal "lungomare" costruito negli anni ottanta. La macchia mediterranea di Panarea presenta fico d'India (Opuntia ficus indica), lentisco (Pistacia lentiscus), ginestra (Spartium junceum), cappero (Capparis spinosa) e piante di olivo (Olea europaea) secolari, resti dell'antica vocazione agricola dell'isola (scomparsi i vigneti che esistevano fino agli anni settanta). La vegetazione originaria è poi contaminata da molte specie vegetali esogene, arrivate con il boom edilizio e turistico. Per quanto riguarda la fauna è presente il falco della regina (Falco eleonorae), il corvo (Corvus corax), qualche marangone(Phalacrocorax carbo) e il gabbiano reale (Larus argentatus) che nidificano sulle inaccessibili pareti delle coste occidentali. Caratterizza la fauna isolana il geco (Tarentola mauritanica), innocuo e utilissimo predatore di insetti.
Salina è un'isola delle Isole Eolie. Misura 26,8 km² ed è la seconda per estensione e per popolazione dopo Lipari. È divisa in tre comuni: Santa Marina, Malfa e Leni e conta complessivamente circa 2.300 abitanti. Formata da sei antichi vulcani, possiede i rilievi più alti dell'arcipelago: il monte "Fossa delle Felci", 961 m e il "Monte dei Porri", 860 m che conservano la tipica forma conica. Da questi due vulcani spenti deriva il suo antico nome greco Didyme che significa gemelli. L'attuale nome deriva invece da un laghetto dal quale si estraeva il sale. Dagli scavi sono emersi di insediamenti risalenti all'età del bronzo e alternanza di periodi di completo abbandono e altri di forte sviluppo. Ritrovamenti presso Santa Marina mostrano un notevole insediamento attorno al IV secolo AC. Attorno al VII secolo d.C., Salina fu una delle Eolie più popolate perché i vulcani di Lipari erano in attività. Le invasioni arabe la resero deserta finché, attorno al XVII secolo tornò a popolarsi. Salina è l'isola più fertile delle Eolie e ricca d'acqua; si coltivano uve pregiate da cui si ricava la "Malvasia delle Lipari", un vino di sapore dolce e capperi, esportati in tutto il mondo. Nel 1980 è stato istituito il parco regionale di Salina e nel 1981 la riserva naturale dei due monti.
L'isola di Stromboli [stróm-bo-li] fa parte dell'arcipelago delle Isole Eolie, nel bacino Tirreno del mare Mediterraneo occidentale. Il nome proviene dal greco antico Στρογγυλή (Stroŋgulḗ) dato alla montagna per le sue forme sinuose (in siciliano, "strumbulu" significa trottola) Si tratta di un'isola vulcanica. Amministrativamente l'isola è ricompresa nel comune di Lipari. Si estende per 12,6 kmq ed è l'unica delle 7 Eolie ad avere un vulcano in continua attività. Lo Stromboli è il più attivo dei vulcani europei, le sue eruzioni avvengono con una frequenza media di circa una ogni ora. Gli strombolani lo chiamano "Struògnoli". Ma quando è più attivo e spaventa può capitare di sentirlo chiamare Iddu", "Lui", come se riaffiorasse la memoria della natura divina che un tempo era riconosciuta ai fenomeni naturali incontrollabili. L'attività "ordinaria" di Stromboli ha luogo ad una quota di 750 m s.l.m. dai tre crateri allineati in direzione NE-SW all’interno della depressione della Sciara del Fuoco. Consiste in esplosioni intermittenti di media energia, della durata di pochi secondi ad intervalli di 10-20 m durante le quali vengono emesse piccole quantità di bombe scoriacee incandescenti, lapilli, cenere e blocchi con velocità di uscita compresa tra 20 a 120 metri al secondo ed altezze comprese tra poche decine fino ad alcune centinaia di metri. L'attività eruttiva è associata ad un degassamento pressoché continuo dall’area craterica il cui volume stimato è di 6000-12000 t/gi il quale consiste principalmente di H2O (3200-6300 t/g), CO2 (2900-5800 t/g), SO2 (400-800 t/g) e quantità minori di HCl e HF. I materiali emessi da queste esplosioni ricadono nelle immediate vicinanze e spesso formano piccoli coni ripidi o piccoli hornitos. Periodi di totale inattività, senza lanci di materiale sono piuttosto rari. Il più lungo, tra quanti registrati, si è protratto per circa 2 anni, dal 1908 al 1910. Periodi di prolungata quiescenza della durata di qualche mese, sono stati registrati a varie riprese. L'attività normale può essere periodicamente interrotta da esplosioni discrete di maggiore energia dette "esplosioni maggiori". Questi eventi consistono di brevi ma violente esplosioni durante le quali vengono prodotti lanci balistici di blocchi e bombe di dimensioni anche metriche a distanze che di alcune centinaia di metri associati a piogge di lapilli e cenere; la distribuzione dei prodotti è solitamente confinata all’interno dell’area craterica. Sono distribuite non omogeneamente nel tempo, ma si tratta mediamente di 2,1 eventi ogni anno. I parossismi rappresentano le manifestazioni più energetiche del vulcano di Stromboli; consistono in violente ed improvvise esplosioni "tipo cannonata" durante le quali avviene l’emissione sostenuta di scorie incandescenti, ceneri, bombe e blocchi litici a distanze considerevoli fino ad interessare le zone abitate dell’isola. Tali esplosioni possono produrre nubi convettive che raggiungono quote di 10 km. Durante i parossismi sono emessi volumi sensibilmente maggiori materiali rispetto alle eruzioni normali e a quelle maggiori e frequentemente possono avvenire profonde modificazioni dell’area craterica. L'ultimo evento parossistico è avvenuto il 15 marzo 2007 all'interno dell'eruzione febbraio-aprile 2007. L'ultima eruzione del vulcano ha avuto inizio il 27 febbraio 2007, con un'iniziale effusione di lava dal cratere di NE, durata alcune ore e seguita dall'apertura di una bocca effusiva nella Sciara del Fuoco, a quota 400 m s.l.m. circa. Il 9 marzo 2007 si è aperta una seconda bocca sempre sulla Sciara del Fuoco, ma posizionata a circa 500 m s.l.m.; l'attività di questa bocca è stata comunque breve (circa 24 ore). Il 2 aprile 2007 è infine terminata anche l'effusione di lava dalla bocca di quota 400 m s.l.m. Nell’ultimo secolo sono riportati circa 26 episodi durante i quali si sono avute emissioni laviche. I prodotti emessi sono rappresentati principalmente da colate di spessore variabile; la morfologia del vulcano obbliga le colate di lava a riversarsi sul versante nord-occidentale, dove sono confinate all'interno della Sciara di Fuoco e quindi non rappresentano un pericolo per la popolazione dell’isola. Le colate fuoriescono generalmente attraverso fratture eruttive nella zona craterica o all’interno della Sciara del Fuoco ma possono generarsi anche per tracimazione dal bordo craterico. A poche centinaia di metri a nord dell'isola di Stromboli si trova lo scoglio di Strombolicchio, residuo dell'antico camino vulcanico. L'isolotto ospita un faro della Marina, attualmente automatizzato.
Situata 20 km a nord della Sicilia (Golfo di Patti, Mar Tirreno). Le Bocche di Vulcano, un braccio di mare largo 750 m circa, la separano da Lipari. L'isola deve in effetti la sua esistenza alla fusione di alcuni vulcani di cui il più grande ed attivo è il Vulcano della Fossa. Gli altri sono il Vulcanello (123 m) a nord; il meridionale Monte Aria (500 m), completamente inattivo, che forma un vasto altopiano costituito da lave, tufo e depositi alluvionali olocenici e il Monte Saraceno (481 m). Il principale vulcano, a occidente, sembra essersi formato dopo l'estinzione del vulcano meridionale; con lave molto acide, ha generato il monte detto Vulcano della Fossa (o Gran Cratere o Cono di Vulcano), alto 386 m, con pendici molto ripide, con a nord un cratere spento, detto Forgia Vecchia. A nord-ovest si trova una recente colata di ossidiana del 1771, detta le Pietre Cotte. Il cratere attivo è situato alquanto spostato a nord-ovest. Attualmente l'attività vulcanica è data da fenomeni di solfatara e da frequenti eruzioni, generalmente esplosive. Sebbene l'ultima eruzione sia avvenuta nel 1888 - 1890, il vulcano non ha mai cessato di dare prova della propria vitalità ed ancora oggi si osservano differenti fenomeni: fumarole, getti di vapore sia sulla cresta che sottomarini e la presenza di fanghi sulfurei dalle apprezzate proprietà terapeutiche. A nord numerose fumarole continuano ad emettere acido borico, cloruro di ammonio, zolfo, che alimentano un complesso industriale per la produzione di zolfo.
Le Eolie sono state nominate Patrimonio dell'Umanità dall'UNESCO per fenomeni vulcanici.
Da Wikipedia, l'enciclopedia libera.
|